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Rob Clearfield

12/10/2018

WHEREVER YOU'RE STARTING FROM

( Woolgathering Records) CD

 

Un rifugio, uno spazio intimo dove rifugiarsi dal caos della metropoli. Un luogo della memoria, dove tornare e riappropriarsi di quello che nella frenesia del vivere quotidiano rischiava di essere smarrito. Cose importanti come la semplicità e la spontaneità, che per quanto in una dimensione individuale ti rendano più vulnerabile, sono elementi fondamentali per arrivare a cogliere l'essenza del proprio percorso umano e musicale. Il quarto album del pianista e compositore di Chicago Rob Clearfield per la Woolgathering Records del bassista e amico Matt Ulery (Argonauta post del 18/09/2016) segna un momento fondamentale per l'evoluzione del suo linguaggio, focalizzato su un approccio alla composizione influenzato dall'esperienza condivisa con il batterista Makaya McCraven ai tempi della registrazione del magnifico doppio album "In the Moment" (International Anthem), incentrato sull'improvvisazione di intere tracce sulle quali successivamente, concentrare l'attenzione solo su singole parti. Un modo nuovo di lavorare che ha permesso a Clearfield una grande libertà, sia in fase di registrazione, sia nel successivo montaggio, utilizzando solo il meglio, senza prestare troppa attenzione al fatto che l'idea migliore arrivasse all'inizio o alla fine, l'importante era trovare il momento giusto per catturarla. Con questo metodo si apre e si chiude il disco, prologo ed epilogo, due facce speculari unite da una medesima intenzione, intima introspezione dai rimandi fortemente impressionisti, dove idealmente Ravel e Debussy animano le dita di Clearfield sulla tastiera fino ad astrarsi nella complessità ritmica di Starchild. L'amore incondizionato per il romanticismo rivive nell'intermezzo n.2 in Bb Minor op.117 di Brahms, meravigliosamente interpretata con uno stile asciutto e rigoroso e nella struggenti Wherever You're Starting From e Minor, strette in un abbraccio immaginario con i maestri Liszt e Chopin. Major é un ponte gettato tra il vecchio continente e l'America, una strada affascinante che un gigante come Keith Jarrett ha saputo percorrere con unica maestria, ma che anche Rob Clearfield dimostra di conoscere alla perfezione. Giant Steps é omaggio trasfigurato all'inarrivabile John Coltrane, atto d'amore incondizionato verso il maestro, trattato in maniera davvero inconsueta, conservando solo lontani richiami dell'originale. Le dissolvenze di The End e le oniriche visioni di Blues in C anticipano la velata malinconia di Alice prima del già citato Epilogue. "Sto tenendo la pioggia nelle mie mani aperte e sta diventando petali, rubini, zaffiri, possibilità." Non ci sono parole nella musica di Rob Clearfield, solo questa frase a concludere la pagina interna del CD, perfetta sintesi di come tra le mani, tra le dita del giovane pianista di Chicago si compie ancora una volta l'autentico miracolo della grande musica.

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