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Dirtmusic


BU BIR RUYA (Glitterbeat) CD/LP

Era il lontano 2005 quando il documentario "Crossing the Bridge: the Sound of Istanbul", realizzato dal regista de "La Sposa Turca", Fatih Akin portava alla luce tutto l'ecclettismo della fervida e moderna scena musicale di Istanbul, fino ad allora sconosciuta ai più, affidando in particolare il ruolo di narratore ad Alexander Hacke, storico bassista dei tedeschi Einsturzende Neubauten, spalancandoci le porte su un mondo nuovo e affascinante, ponte ideale tra occidente e oriente, crocevia di incontri seducenti tra modi diversi di interpretare la musica come quella visionaria e folle dei Baba Zula o quella nomade della cantante canadese Brenna MacCrimmon che magicamente ritroviamo oggi nel quinto capitolo della discografia dei Dirtmusic. Abbandonata forzatamente a causa della guerra la strada del deserto maliano, il duo composto da Chris Eckman e Hugo Race trova ora ospitalità in un vecchio garage convertito in studio di registrazione nei sobborghi di Istanbul da Murat Ertel, lieder e fondatore proprio dei Baba Zula. Si parte solo con un paio di ritmi e alcuni loop, il resto come per le sessioni di Bamako dei precedenti album arriverà con l'improvvisazione e soprattutto lasciandosi travolgere dalla vitalità della città stessa, dalle sue tensioni e dalla confusione di questi tempi, stretti tra un tentativo maldestro di colpo di stato, repressioni, conflitti sociali crescenti e guerre ai confini. Inevitabile che il risultato sia un disco inquieto, a tratti sfuggente nella sua possibilità di definizione, in costante divenire. "Bu Bir Ruya" é un sorprendente viaggio psichedelico, dove la radice Post-Punk si scontra con l'elettronica, gli strumenti tradizionali con l'acidità delle chitarre, dove le voci si rincorrono raccontando una storia senza nessuna sceneggiatura definita. l'ipnotico incedere del Saz di Murat Ertel, le percussioni di Umit Adakale, la straniante melodia vagamente Tamasheq disegnata dalla voce di Brenna MacCrimmon e il suo dialogo con quella oscura e profonda di Hugo Race aprono il disco (Bi De Sen Soyle) per proseguire con la cupe riflessioni di frontiera in The Border Crossing, spingendoci a ricordare che Eckman arriva dalla vicina Slovenia, stato che ha assicurato i suoi confini con il filo spinato e Race dall'Australia, dove i rifugiati vengono dirottati via mare su isole remote. L'intensità crescente di Go the Distance solcata da chitarre desertiche un attimo prima della notturna e misteriosa Love is a Foreign Country affidata alla suadente voce di Gaye Su Akyol sono il percorso obbligato per ritrovare ancora il dialogo tra Hugo Race e Brenna MacCrimmon questa volta su Safety in Numbers, dove la scrittura dell'australiano si fa estremamente riconoscibile riportando la mente ai True Spirits. Le conclusive Outrage e Bu Bir Ruya vedono la partecipazione di Gorkem Sen, virtuoso dello Yaybahar, incredibile strumento a corda autocostruito dal suono spaziale che proietta in via definitiva questo disco in una dimensione "altra", finalmente senza confini, barriere, differenze politiche, religiose e culturali, libero di essere semplicemente vivo.

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