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Avishai Cohen


CROSS MY PALM WITH SILVER (ECM) CD/LP

"Into the Silence", esordio per la ECM del trombettista newyorkese di origini israeliane Avishai Cohen, si era imposto nella classifica dei migliori album del 2016 di Argonauta Magazine. Ora a poco più di un anno di distanza vede la luce il seguito di quel fortunato e sorprendente lavoro. "Cross My Palm with Silver", continua idealmente il percorso introspettivo intrapreso da Cohen, mantenendo fermo in primis i collaboratori, nella fattispecie il contributo unico e personale del pianista Yonathan Avishai e del creativo batterista Nasheet Waits. Unico avvicendamento è quello tra il bassista Eric Revis e il nuovo Barak Mori, sentito recentemente nell'ultimo "Secular Hymns" di Madeleine Peyroux. I cinque brani presenti nel disco sono stati composti in Israele. Permeato da un clima esterno di crescente divisione, inevitabilmente l'intero lavoro é condizionato da atmosfere spesso tese e malinconiche, spezzate occasionalmente da decisi cambi di registro, come nella progressione ritmica di Will I Die, Miss? Will I Die?, evoluzione del processo creativo verso la ricerca di anticorpi utili alla guarigione, dove lo spettro del Miles Davis di "Ascenseur pour l'echafaud" aleggia con forza per tutta la durata del pezzo. L'oscuro dialogo tra piano e batteria di Theme For Jimmy Greene apre lo spazio per la riflessiva tromba di Cohen che disegna scenari via via sempre più drammatici fino all'astratta complessità ritmica di 340 Down, chiusa emblematica della prima facciata. La seconda parte si apre con gli oltre dodici minuti di Shoot Me in The Leg, titolo emblematico per una composizione superbamente modernista, affascinante viaggio a briglia sciolta nel Jazz più avanzato prima della deriva per sola tromba del lungo finale. Lo swing della conclusiva 50 Years and Counting ci riporta su sentieri solo leggermente più convenzionali, dimostrando l'abilità di Avishai Cohen di muoversi in territori anche più tradizionalmente Jazz, senza per questo snaturarne il messaggio, anzi arricchendolo di quella capacità che é data in dono solo ai fuoriclasse, cioè avere un proprio linguaggio riconoscibile in ogni contesto.

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