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Tak:til

Sono ormai diversi anni che Glitterbeat records, l'etichetta satellite della nota label tedesca Glitterhouse si é ritagliata un solido spazio tra gli appassionati di World Music. Fortemente voluta dal suo direttore artistico Chris Eckman (Walkabouts, Dirtmusic) si é imposta all'attenzione di pubblico e addetti ai lavori grazie ad un attento e selezionato sguardo alle musiche più fresche ed innovative provenienti da ogni angolo del mondo. Dall'iniziale focus sull'Africa subsahariana (Samba Tourè, Bassekou Kouyate, Ben Zabo) e i deserti del nord (Tamikrest, Aziza Brahim, Noura Mint Seymali), si é arrivati risalendo la penisola dell'Anatolia fino ad Istanbul (Baba Zula, Gaye Su Akyol) e poi ancora nei Balcani (Damir Imamovic) prima dell'approdo in Italia (Sacri Cuori).  Ma la curiosità non si é fermata tra Europa e Africa, arrivando in Asia per raccontare le tradizioni musicali dei Khmer in Cambogia (Khmer Rouge Survivors) proseguendo nel "Nuovo Mondo" in Messico (Sonido Gallo Negro, Orkesta Mendoza) e  giù nell'America Latina (Bixiga 70). Ora Glitterbeat é pronta per una nuova avventura, sotto la dicitura tak:til escono due lavori entrambi caratterizzati da una forte connotazione libera e sperimentale, che ne definiscono chiaramente gli intenti.

 

 

75 Dollar Bill

WOOD/METAL/PLASTIC/PATTERN/RHYTHM/ROCK (tak:til) CD

 

Il primo disco é la ristampa per il mercato europeo del celebrato secondo album dei newyorkesi 75 Dollar Bill. Per la critica "Wood/Metal/Plastic/Pattern/Rhythm/Rock" del chitarrista Che Chen e del percussionista Rick Brown é stato uno dei dischi più importanti dell'anno appena passato, in un territorio in qualche modo affine a gruppi come The Dwarfs of East Agouza (Argonauta, Maggio 2016). La musica é ipnotica e insieme selvaggia nel suo accostare percussioni primitive a chitarre suonate a intervalli di quarto di tono, dall'influenza chiaramente araba e africana. Apre la lenta trance di Earth Saw, con la sua struttura ritmica Aksak molto usata nella musica tradizionale turca, si prosegue con la ritualità di Beni Said, dove la straniante viola di Karen Waltuch dialoga con le chitarre disturbate di Chen su un profondo groove di contrabbasso suonato da Andrew Lafkas prima dell'arrivo del sax di Cheril Kingan in una sorta di rievocazione mediorientale di European son dei Velvet Underground. Cummins Falls é il titolo del pezzo dedicato alle splendide cascate del Tennessee State Park nel quale il beat alla Bo Diddley imposto dal Floor Tom di Carey Balch ne disegna l'andatura tra chitarre distorte blues e Maracas con tanto di acquatico fields recordings finale. Per i quasi quindici minuti finali di I'm not Trying to Wake Up, si ritorna ad una struttura metrica complessa, fatta di 18 battute sulle quali sax, chitarra e percussioni operano micro variazioni e dove la tromba di Rolyn Hu può liberarsi, slegata da qualsiasi vincolo. Dall'idea di una lunga Jam insieme, il progetto del duo prende con questo disco una forma sempre più imprevedibile ed eccitante, dimostrando che la curiosità di alcuni musicisti occidentali per suoni e culture lontane, oggi é in grado di generare qualcosa di unico e sorprendente.

 

Joshua Abrams & Natural Information Society

SIMULTONALITY (tak:til) CD
 

Anche il secondo disco firmato tak:til fa dell'arte della ripetizione il punto focale dal quale iniziare la propria esplorazione nei territori del minimalismo americano, del Jazz e delle musiche tradizionali. Il nuovo lavoro di Joshua Abrams in compagnia dei Natural Information Society segue di due anni il bellissimo "Magnetoception" spostando l'attenzione del musicista americano da una musica oscura e lenta ad una più dinamica, in costante movimento, che nel ritmo trova la sua essenza, grazie all'uso di due batteristi e percussionisti differenti come Mikel Avery e Frank Rosaly, che nell'ascolto occupano il primo il canale di sinistra e il secondo quello di destra. Harmonium, Wurlitzer e le tastiere assortite di Lisa Alvarado e Ben Boye, le chitarre di Emmett Kelly sono il complemento al basso di Joshua Abrams che trova anche nell'uso del guimbri marocchino lo strumento ideale alla realizzazione della sua personale visione musicale. Maroon Dune e Ophiuchus profumano di Jazz spaziale, Kraut rock e psichedelia, mentre l'estatica meraviglia di St. Cloud é un viaggio nella musica cerimoniale Gnawa. Spiritual Jazz e Africa convivono nell'ossessiva Sideways Fall, trascinante patchwork di suoni e ritmi in divenire. 2128/2 riporta Abrams al basso e al gusto dell'improvvisazione aperta ospitando quel Ari Brown che resta uno dei più grandi sassofonisti di quel movimento irripetibile della Chicago dei primi settanta che fu l' AACM capace di trasformare il finale di questo disco in un autentico capolavoro, confermando se ancora ce ne fosse bisogno Joshua Abrams come uno dei più creativi e geniali musicisti in circolazione.

 

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Emma Frank

08/01/2019

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