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Omar Sosa & Seckou Keita

20/03/2017

TRANSPARENT WATER (World Village) CD

Distr. Ducale
 

Troppo spesso negli ultimi anni si sono usate le parole World Music per definire musiche che sarebbe stato più appropriato definire popolari o tradizionali visto il loro carattere legato ad aree geografiche specifiche. Appartengono invece alla prima categoria quei progetti che a volte in maniera casuale permettono a musicisti di diverse provenienze di incontrarsi e sviluppare una sorta di connessione spirituale il cui risultato é un suono unico, globale, in grado di ricreare nella magia di una registrazione un viaggio non definito da confini stabiliti. Nato dall'incontro fortuito sui palchi europei e affinatosi nella tranquillità di in piccolo studio di registrazione tedesco ad Osnabrück nella bassa Sassonia, "Transparent Water" rientra a pieno titolo nella categoria World Music, grazie alla capacità del pianista cubano Omar Sosa di dialogare prima di tutto con le sue diverse anime, lasciate libere di passare a piacimento dal Jazz alla tradizione Latino Americana, dall'Africa fino all'estremo oriente per poi rimetterle a disposizione di tutti quei musicisti in grado di coglierne la loro più profonda ed autentica essenza.

Uno di questi é il maestro di Kora, griot e cantante senegalese Seckou Keita, ambasciatore nel mondo della straordinaria cultura orale e musicale West Africana che ha nel suo magnifico strumento a 22 corde la sua espressione più alta e riconoscibile.
Ai due si unisce il percussionista  venezuelano Gustavo Ovalles, collaboratore di lunga data del pianista, già presentato ai lettori di Argonauta in occasione del disco "Jog" (Marzo 2016), combinazione affascinante di elettronica, Hip Hop e Jazz con il sassofonista tedesco Joo Krauss.
Proprio degli incontri occasionali si nutre questo meraviglioso disco, in particolare dal Silk Road Ensemble arrivano il Sheng e il Bawu, antichi flauti cinesi suonati da Wu Tong e dal Giappone il Koto della virtuosa Mieko Miyazaki che abbiamo imparato ad apprezzare nei lavori del chitarrista vietnamita Nguyen Le, due figure in grado di caratterizzarne fortemente le atmosfere.

 

 

Dalla sognante apertura di Dary, dove maracas e culò e puya sostengono il dialogo di pianoforte e kora, liberi così di rincorrersi in un entusiasmante crescendo. L'introspezione profonda di In The forest apre alle suggestioni tra Cina e Africa della toccante Black Dream. Mining-Nah, Fatiliku e Zululand conservano quella leggerezza tipica dell'Africa occidentale. Le tabla Nagadi del musicista indiano Mosin Khan Kawa nella magnifica Tama-Tama continuano invece a spostare abilmente la nostra percezione tra i diversi continenti spingendoci verso la meditativa preghiera di Another Prayer, ideale mistico incontro tra oriente e occidente. La naturale bellezza di Oni Yalorde e Peace Keeping, con la tipica "chitarra" coreana Geojungu suonata da E'Joung-Ju o ancora il Bawu solitario che apre Moro Yeye, memoria di visioni Zen di un grande come Tony Scott sono parte di un lavoro che ha nel suo insieme la forza di un'idea, di un sogno, di una magia che trova la sua massima espressione nella "musette" di Recaredo 1993 e ancora nella libertà espressiva d'insieme della conclusiva Thiossane. "Transparent Water" é un disco unico, irripetibile, perchè la sua musica é frutto di un miracolo di sintonia e improvvisazione tra grandi musicisti in grado di parlarsi ad un livello superiore, rendendo metaforicamente il colore delle acque pure tanto vicino a quello di un cielo limpido.

 

 

 

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