Hanya Yanagihara


Una vita come tante

(SELLERIO ED.) pag.1104

Traduzione di Luca Briasco

Osservate l’intensità della foto del 1969 di Peter Hujar che è posta sulla copertina di questo monumentale romanzo: ritrae un uomo, con gli occhi chiusi, che cerca di contenere dentro di se tutto il dolore possibile. Beh, dice molto di Jude, il vero polo magnetico dell’amicizia di quattro ragazzi nella New York di oggi che entrano nell’età adulta e crescono praticamente insieme.

Non fatevi intimorire dalla vastità di altri tempi del libro che tratta temi attuali e modernissimi perché vi assicuro che vorreste, nonostante tutto, che durasse per sempre.

Una vera e propria anatomia del dolore quella che ruota intorno alla centrale figura del protagonista, Jude, affermato professionista in un prestigioso studio legale, ma prigioniero di un suo mondo interiore completamente impenetrabile e strettamente legato ad un atroce passato di violenze ed abusi. La storia di Jude è complessa e affascinante: la sua vita e quella dei suoi amici che riescono ad affermarsi in differenti campi professionali ma rimangono uniti con uno straordinario legame in un mondo sempre più globalizzato e “piccolo”.

La sua sofferenza per cercare di tenere a bada la creatura interiore, la persecuzione e la punizione che è convinto di meritare, per trovare la forza di migrare da se stesso verso una forma di purezza, l’unica possibile. A volte il dolore è così intenso da rendere la lettura quasi insopportabile e si riesce a soffocare la sensazione di disagio e disgusto soltanto con le lacrime. Lacrime di rabbia per un’esistenza ingiusta nonostante le meraviglie che le sono proprie. Le stesse meraviglie che, in fondo, sono i motivi per i quali la lettura, le emozioni, gli eventi ci conducono sino alla commozione per il calore e la gioia che riescono a trasmettere.

In parecchie situazioni la consapevolezza della nostra impotenza di fronte a tanti abusi è realmente insostenibile e letteralmente placata dalle pari quantità e intensità di amore presente.

Il dolore per un passato impossibile da cancellare da una parte e la resistenza e l’insostituibile potere dell’amicizia e dell’amore dall’altra creano un miracoloso equilibrio che, forse, rappresenta perfettamente il senso della vita di ognuno di noi.

Un equilibrio magico che ci accompagna lungo tutto il tortuoso cammino di “Una vita come tante” e che ci insegna, una volta di più, che l’essere umano tende sempre a sperare e amare sopra a ogni altra cosa.

Sino all’ultimo respiro……

FABIO AVARO - Progettista Industriale per vivere, critico musicale (Rockerilla, Rumore, Buscadero,

Bassa Fedeltà, Sottoterra e chissà quante altre) per sognare e, soprattutto, vagabondo delle stelle a tempo pieno.

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