Damakase


GUNFAN YELLEM! (Captain Pouch Records) CD

La passione e la diffusione della musica etiope é scoperta relativamente recente in Europa, in particolare grazie all'eccezionale lavoro di Francis Falceto negli anni 90, che attraverso una serie di raccolte chiamate éthiopiques ha contribuito a diffondere il meglio di una produzione discografica che nel decennio che va dal 1968 al 1978 ha letteralmente rivoluzionato la musica e il costume abissino negli ultimi anni del regno del Negus Hailè Selassiè. Abbiamo così imparato a conoscere personaggi come Mulatu Astatke, Mahmoud Ahmed e Getatchew Mekuria anche grazie ad incredibili collaborazioni con gruppi alternativi come gli olandesi The EX o gli inglesi Heliocentrics apprezzandone quell'artigianato modernista che rendeva la loro musica una cosa unica e originale. In questo filone di ibridazione si inserisce Damakase, esplosivo progetto che vede coinvolto il chitarrista e banjoista franco americano Cory Seznec (MistO MistO, Groanbox), il bassista neo zelandese Cass Horsfall (MistO MistO, Black Jesus Experience) e i musicisti etiopi Endriss Hassen e Misale Legasse (Ethiocolor).

Un viaggio itinerante che dalla capitale Addis Abeba porta il gruppo a percorrere le polverose strade africane, quelle che portano in Kenya e nel Mali, immaginando connessioni con gli Appalachi americani e con la Louisiana.Strumenti tradizionali a corda come il masenqo, il ngoni e il banjo in costante dialogo con le percussioni kebero formano l'ossatura di questo "Gunfan Yellem!" (Basta febbre!) registrato con l'aiuto di numerosi ospiti come la violinista Kaethe Hostetter, il violoncellista Ralf Werner e il grande Mesele Asmamaw al krar (una sorta di Lira etiope) già collaboratore di Mats Gustafsson dei Fire!.

Dalla rilettura di Wuba del chitarrista eritreo Tewelde Redda a quella di Mother's Love della pazzesca pianista etiope Emahoy Tsegue-Maryam Guebrou, la musica del quartetto scorre con una freschezza, passione e gusto per l'azzardato crossover stilistico, come nell'afro bluegrass di Batten Down the Hatches o nella citazione classicheggiante di Tizita Gourd, a tratti ipnotica e coinvolgente come in Wassorai Asho Mada e nel blues di Southern Bound e altre volte fieramente tradizionale come nella splendida Tizu Konzo Wusha, chiudendo la partita con l'Afro Funk di Damakase, dimostrando ancora una volta che modernità, tradizione e contaminazione possono convivere generando linguaggi nuovi e imprevedibili.

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