Jeff Parker

05/07/2016

THE NEW BREED (International Anthem) CD-LP

Distr. Audioglobe

 

Jeff Parker è sicuramente uno dei chitarristi più attivi e ricercati della Windy City, oltre che essere una colonna portante dei Tortoise ha suonato in svariati progetti come Chicago Underground, Isotope 217 e l’Elastic Band di Joshua Redman solo per citarne alcuni. Curioso sperimentatore in grado di spaziare dal Jazz al post rock, inglobando in un collage di stili anche elettronica, dub e Hip-hop, Parker è artista libero, alla costante ricerca del bello a prescindere dal genere.

Da esploratore inquieto, solo quest’anno è stato protagonista con “The Catastrophist” del notevole ritorno dei Tortoise, in previsione a breve l'uscita di un lavoro in duo con il trombettista Rob Mazurek e per ultimo sono partite anche le sessions per un progetto chiamato “Ill Quartet” con musicisti del calibro di Mike Ladd, Peter Erskine, Tyshawn Sorey e High Priest degli Anti-Pop Consortium che promette grandi cose. E’ assolutamente incredibile che Jeff Parker abbia trovato anche il tempo per rimettere mano a del materiale che aveva registrato tra il 2013 e il 2014 in occasione della partecipazione al disco “In The moment” di Makaya McCraven. Proprio a quel bellissimo lavoro di taglia e cuci, ibrido destrutturato di assortite musiche afro-americane sembra richiamare questo strepitoso “The New Breed”. Edito da quella INTERNATIONAL  ANTHEM che avevo dato alle stampe proprio quel disco, il nuovo album di Jeff Parker vede la partecipazione attiva del bassista Paul Bryan (Meshell Ndegeoncello), del sassofonista Josh Johnson (Esperanza Spaulding) e del batterista Jamire Williams (Robert Glasper), impegnati a tradurre in qualcosa di più concreto beats e sample recuperati da quel periodo. La regia è affidata al genio di John McEntire, come di consueto in grado di ricavarne un suono “Chicago” immediatamente riconoscibile.

 

 

A partire dal secco groove funk di Executive life che lentamente si spegne attorno ad un ipnotico campione. Il breve Ethio Jazz di Para Ha Tay lascia presto spazio al beat di Here Comes Ezra e al ricamo creativo tipico della chitarra di Parker.

Il post rock di Visions e le pennellate acide di Jifted rappresentano la parte più introspettiva del disco prima che il ritmo irregolare di How Fun It Is to Year Whip ci riporti nei territori del Jazz elettrico. Get dressed è improvvisazione chitarristica su un massiccio beat Hip-Hop e la conclusione affidata a Cliche è un elegante mix di stili a sostegno della bellissima voce della figlia Ruby. Erano undici anni che Jeff Parker non firmava un disco a suo nome, e vista la qualità del materiale ci auguriamo non ne passino altrettanti prima di averne un seguito.

In ogni caso andremo a cercarlo sicuramente in una delle sue molteplici collaborazioni, credo tra non molto, ritrovando intatta la magia visionaria della sua chitarra.

Scopri di piú: 

La miniserie dedicata alla musica della Windy City

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Emma Frank

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