Hugo Race & Fatalists


24 HOURS TO NOWHERE (Glitterhouse)

CD-LP distr. Goodfellas

“L’immaginazione attiva è la chiave di una visione più ampia, permette di mettere a fuoco la vita da punti di vista che non sono i nostri, immaginando altri livelli di coscienza superiori al nostro.”

Ogni volta che penso al percorso artistico e umano di Hugo Race mi torna alla mente l’insegnamento di Alejandro Jodorowsky, perché nella musica del musicista australiano si respira quella volontà a guardare le cose da una prospettiva diversa dalla semplice conoscenza. Come se la scienza fosse solo una variazione della fantasia e così le definizioni di genere per la musica di Hugo Race soltanto approssimazioni. Nato nel 2010, il progetto Fatalists è il frutto della collaborazione con i Sacri Cuori, uno dei gruppi italiani più affascinanti. Inizialmente il rifugio ideale dove indirizzare le idee più acustiche e legate ad uno stile più tradizionale rispetto alle sperimentazioni dei suoi True Spirit o alle fascinazioni etniche dei Dirtmusic, per poi nello spazio di due album mutare in una creatura ancora una volta indefinibile.

“24 Hours to Nowhere” è, se si esclude il mini album “Orphans” il terzo capitolo di un viaggio sempre più introspettivo verso la canzone d’autore. Lo spettro di Leonard Cohen si affaccia nell’arpeggio dell’iniziale Twenty four Hours to Nowhere, impreziosita dalla voce di Angie Hart.

Il violino di Vicki Brown ci conduce nell’infuocata frontiera di The Power of You and I prima della struggente rilettura di It’ll never Happen Again, omaggio al genio di Tim Hardin.

La famiglia si allarga con la presenza dell’armonica di Michelangelo Russo e la chitarra di Davide Mahony nella notturna ballata No God in the Sky. L’oscurità di We Were Always Young ritrova la voce di Angie Hart e il violoncello di Julitha Ryan prima del narcotico rhythm and blues di Beautiful Mess. La vita è troppo corta per dirsi addio, persi nella nostalgia di Lost in the Material World, uno degli apici espressivi del disco. L’Hammond di Until You Surrender è il tappeto perfetto per raccontare la storia di un moderno Romeo, come la chitarra baritono di Giovanni Ferrario per tracciare una luce nell’oscurità di One Day Forever.

Lascio solo alla fine, accompagnato dalla magia di Ballad of Easy Rider dei Byrds, il significativo tributo al lavoro di Antonio Gramentieri, Francesco Giampaoli e Diego Sapignoli, Sacri Cuori capaci di trasformare la musica di Hugo Race in uno dei viaggi più stimolanti degli ultimi anni, firmando quello che ad oggi è forse il disco più bello ed emozionante di un grande artista.

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