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Ta-Nehisi Coates


Tra me e il mondo

(Codice Edizioni) pag. 207, 16.00 €

Diventato negli Stati Uniti un caso letterario la passata stagione, viene finalmente pubblicato da Codice Edizioni con la preziosa traduzione di Chiara Stangalino, il nuovo libro del quarantenne scrittore e giornalista di Baltimora Ta-Nehisi Coates.

Nominato di recente per i National Book Award, “Tra me e il mondo” segna la distanza tra chi scrive e l’american dream. Il sogno americano, una casa perfetta con un prato ben tagliato. Il barbecue del Memorial Day, le associazioni di quartiere, il vialetto d’accesso per la macchina. Di contro la realtà della comunità afroamericana, inghiottita dalla paura. La paura della strada, del ghetto e delle gang, della scuola, della violenza, della polizia. Attraverso la forma di una lettera scritta al figlio nel suo quindicesimo compleanno, l’autore racconta la storia della sua infanzia e della sua adolescenza, mettendolo in guardia dai pericoli che ogni giorno troverà sulla sua strada solo perché nero.

“Questo è l’anno in cui hai visto Eric Garner morire soffocato per aver venduto delle sigarette; perché ora sai che Renisha Mc Bride è stata colpita da un proiettile mentre chiedeva aiuto, che a John Crawford hanno sparato perché dava un’occhiata agli scaffali del supermercato: E hai visto uomini in uniforme sparare dall’auto e uccidere Tamir Rice. Un ragazzino di dodici anni che erano tenuti, sotto giuramento a proteggere.E hai visto uomini con le stesse uniformi picchiare a sangue Marlene Pinnock, una nonna, sul bordo di una strada. Così ora sai, se non l’avevi già capito prima, che alla polizia del tuo paese è stata conferita l’autorità di distruggere il tuo corpo. Tutto questo è normale per i neri, tutto questo è storia antica per i neri.”

Coates è un ateo, ma il suo incedere ha le caratteristiche dell’oratore religioso. In queste pagine dalla grande carica emotiva, il ritmo delle parole è quello serrato dell’Hip Hop, il pensiero è quello formato dalla profonda conoscenza della propria identità culturale. Dal "message to the Grassroots" di Malcolm X alle Black Panthers, fino ad Ice Cube, N.W.A e Wu-Tang Clan, senza mai dimenticare la storia più antica, quella del Middle Passage, la rotta atlantica percorsa dagli schiavi, dalle coste occidentali dell’Africa agli Stati Uniti. La memoria di figure centrali del pensiero afroamericano come Chancellor Williams o Frederick Douglass trovano spazio in questo racconto fiume per non dimenticare che proprio dove ora c’è Ground Zero, un tempo si mettevano all’asta i loro corpi e che quindi non fu Bin Laden il primo a portare il terrore in quella parte della città. Per non dimenticare che in questo paese i neri sono stati schiavi più a lungo di quanto sono stati liberi. Persone trasformate in carburante per la macchina americana.

Un paese che ha divinizzato la democrazia, eppure di tanto in tanto la sfidata e oltraggiata, quasi senza rendersene conto. Costruendo il proprio sogno, attraverso il saccheggio della terra, della libertà e del lavoro dei nativi prima e degli schiavi poi. Lo stesso sogno nel quale non possono rifugiarsi i neri pur trovandosi nel proprio paese. Perché a loro non è permesso di sbagliare, di avere una seconda possibilità. Perché un nero deve essere bravo il doppio per ottenere un terzo di quello che gli spetta.

“Ma tu sei umano, e di errori ne farai. Prenderai delle cantonate, parlerai a voce troppo alta, ti ubriacherai, uscirai con soggetti che faresti meglio a evitare. Ma il prezzo dell’errore sarà più alto per te di quanto lo sarà per i tuoi connazionali, e affinchè l’america possa giustificare se stessa, la storia della distruzione di un corpo nero deve sempre cominciare dall’errore, reale o presunto.”

Un racconto duro e spietato, a tratti commovente, con poche speranze se non quella di un risarcimento morale e materiale nei confronti della comunità nera. Uno sforzo secondo Coates, che potrà funzionare solo con l’impegno dell’intera nazione.

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