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Basel Rajoub Soriana Project

07/06/2016

THE QUEEN OF TURQUOISE (Jazz Village) CD Distr. Ducale

 

La Siria meritava un destino migliore, un paese di grande bellezza, dove svariate civiltà hanno lasciato tracce indelebili, dai templi sumeri di Qatna, alle moschee omayyadi, dagli anfiteatri greci agli acquedotti romani fino alle cattedrali bizantine e alle architetture islamiche dei mamelucchi. Un popolo composto da curdi, arabi e armeni, con fedi differenti, cristiani, musulmani, yazidi provenienti da ogni angolo dell’ Asia Occidentale. L’imponenza del "Suk" di Aleppo, enorme mercato coperto di legno, dove tutti i mestieri trovavano il loro spazio, distrutto dalle fiamme nel 2012, annientando 1500 attività commerciali. Il solito scambio d’accuse e l’inizio dell’assedio, vicoli e quartieri di questa città bombardati notte e giorno dall’esercito siriano, cecchini ad ogni angolo di strada e una triste catena di morte che continua da quattro anni. Proprio da quella città martoriata arriva Basel Rajoub, sassofonista, compositore e ideatore del progetto Soriana (Nostra Siria), collettivo di musicisti siriani residenti in diverse parti del mondo (Svizzera, Svezia, Francia e Stati Uniti) con l’unica eccezione del percussionista italiano Andrea Piccioni.

 "The Queen of Turquoise" è il frutto della loro collaborazione, sfollati senza nessun bagaglio se non quello di un grande sapere musicale appreso e approfondito nella propria terra. Una tradizione enorme che Basel Rajoub è in grado di impreziosire con un gusto jazzistico e uno spiccato senso melodico. Una formazione composta dalla voce di Lynn Adib, dall’Oud di Kenan Adnawi, già al fianco del grande musicista libanese Marcel Khalife, dal suono magnifico del Qanun, sorta di cetra araba suonata da Feras Charestan, dalle percussioni di Piccioni che i più attenti conosceranno per aver lavorato al fianco di Trovesi e Bobby McFerrin e dal sax di Basel Rajoub, libero di improvvisare melodie dal forte sapore medio orientale.

 

Il giardino incantato di Bedaya, l’equilibrismo jazzistico di The Queen of Turquoise. La Turchia e l’Armenia nella melodia di Helvetica, il sommesso sax di Aleppo music Box, così simile al duduk, sono parte di un disegno completato dal pulsare vitale di percussioni ancestrali. Il canto solitario di Hamam e quello seducente di Ya Tha Elqawan sono gli unici contributi vocali ad un disco incredibilmente affascinante, quasi lieve nel suo elegante equilibrio, di misteriosa bellezza e armonia. Perché come afferma Amin Maalouf, ”per restituire alla nostra umanità disorientata qualche segnale di speranza, occorre andare ben oltre un dialogo delle culture e delle credenze, e progredire in un dialogo delle anime, questa è la missione insostituibile dell’arte.

La musica è sulla buona strada.

 

 

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