Freakwater

11/04/2016

SCHEHERAZADE (Bloodshot) LP/CD Dist. IRD

 

Sul finire degli anni 80', tra Louisville e Chicago si cominciò a formare quel movimento che solo più tardi prese il nome di Post-Rock. Janet Bean era negli Eleventh Dream Day, che con grande anticipo dettavano le coordinate per un suono che fosse in grado di coniugare il punk con il country e il folk, successivamente definito con il termine” Americana”. A quel progetto parteciparono anche Douglas McCombs che diede vita ai Tortoise e Rick Rizzo che insieme a Tara Key realizzò lo splendido "Dark Edson Tiger".

In questo incrociarsi di strade Janet Bean incontra Catherine Ann Irwin e apre la strada alle Freakwater, uno dei tesori nascosti del neo-traditional fino alla fine degli anni 90' prima di essere inghiottite dall’oblio. Ricomparse all’improvviso per il ventennale di "Feel like the third Time" con una serie di concerti che riaccende la curiosità attorno al gruppo, si convincono della possibilità di scrivere nuove canzoni. Ora arriva finalmente il momento di "Scheherazade" e l’attacco di What the people want chiarisce subito le intenzioni del duo con una ballata spettrale disegnata sulla melodia del Banjo alla maniera dei Sixteen Horsepower e le armonie vocali tanto care alla Carter Family.

 

 

Nella successiva The Asp and the Albatros siamo nel pieno country-rock Westcoastiano di Flying Burrito Bros e Buffalo Springfield.  A seguire la struggente Bolshevik and Bollweevil invece conserva l’intensità del Bluegrass di Bill Monroe e Doc Watson. La dylaniana chitarra di Velveteen Matador apre la seconda parte del disco alla grazia di Skinny Knee Bone e alla sognante Memory Vendor con la liquida Pedal  Stell di James Elkington. Alla band si unisce anche il violino di Warren Ellis (Nick Cave) a suo agio con le murder ballads. Pensandoci bene in qualche modo anche la bella Scheherazade nel "Le mille e una notte" è protagonista di una storia di passione criminale e forse qui sta il significato della scelta del titolo per questa reunion. Le Freakwater tornano con un disco oscuro, sul quale aleggia un senso di tragedia imminente, storie spesso grottesche nel rievocare un certo gusto old-style, visioni oniriche dove country, folk, blues e alternative rock sono l’amalgama di una musica che arriva dritta al cuore riconsegnandoci un grande gruppo troppo spesso ingiustamente dimenticato.

 

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Emma Frank

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